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1月26日 Moonlight - introduzione
Moonlight
- Romanzo –
.Introduzione
“Moonlight è il trampolino da cui si tuffa Dio quando gli altri non lo guardano”, così diceva il buon vecchio Mortimer grattandosi la testa calva e sistemandosi sul naso adunco gli occhiali color canna di fucile. Moonlight è un piccolo paese che sovrasta il mare. Se ne sta lì su quello spuntone di roccia, splendido terrazzo a spiovere sull’oceano. Al tramonto puoi vedere il sole scendere sotto i tuoi piedi e tuffarsi laggiù, con Dio, in quell’oceano che sembra disegnato. E puoi stare ore a guardarlo quel mare, dannatamente bello, dannatamente fermo. A Moonlight fa sempre caldo, quasi come fosse sempre estate, e chi ci vive non se lo ricorda l’inverno, perché forse lì l’inverno non arriva mica, lì a Moonlight. Qualcuno direbbe che Moonlight è quel paese che i turisti cercano tutta la vita, che quando arrivano si fermano nella piazza principale, accolti dalla piccola chiesa dove padre Paul ogni domenica tiene la solita messa, con la chiesa stracolma di gente che silenziosamente chiede perdono per chissà quali peccati. Rimangono un po’ lì, intontiti, come ubriachi, cercando di rendersi conto di come siano arrivati fin laggiù e poi lo vedono, il mare. Il mare lì a Moonlight non è mica il solito mare. E ti vien voglia di saltar giù, di tuffarti da lassù. Da quella ringhiera verde arrugginita che costeggia la fine di quel trampolino, tu vedi il mare, così come non l’hai mai visto. Ma lì, a Moonlight, di turisti non ce ne sono, non ce ne sono mai stati e forse mai ce ne saranno. Chi ci vive lo fa da sempre, da quando ci è nato,e se gli chiedi del “mondo”, - Fottuta vacca! - ti risponderebbe il buon vecchio Mortimer grattandosi la testa calva e sistemandosi sul naso adunco gli occhiali color canna di fucile. E’ fatto così il buon vecchio Mortimer. Lì a Moonlight la gente vive con poco. Il paese è poco più di una piazza, con la sua piccola chiesetta, dove padre Paul ogni giorno accende una candela in ricordo dei defunti, fumandosi una sigaretta. Poco distante dalla chiesa c’è il Municipio, che trovate aperto dal Lunedì al Venerdì mattina dalle 9:00 alle 12:00, ma il Sindaco viene solo dopo le 11:00. Lui dice che ha carte da sbrigare, la moglie dice che non lo vede mai, la gente dice che si scopa la segretaria. Gente strana quella di Moonlight. Alla destra del Municipio c’è l’ufficio postale, ma quello lo trovate sempre chiuso. Nessuno spedisce niente, lì a Moonlight. Poi una farmacia, un tabaccaio che vende sigarette solo a padre Paul, l’unico che fuma in paese, e un bar che non vende alcolici perché il signor Jones, il proprietario, è astemio. Gente strana a Moonlight. Al centro della grande piazza una tabella inclinata a destra, indica la fermata di un autobus che la gente non ricorda di aver mai visto arrivare. In fondo alla strade infine c’è il vecchio teatro,con sopra un grande orologio, cinque minuti avanti a tutti. Il nome del teatro non si legge più oramai, è stato cancellato dalla salsedine del mare. Dentro le poltrone sono verdi, un verde acceso e sul palco un ragazzino è seduto a gambe incrociate, gli occhi sono dello stesso colore delle poltrone, tra le mani un libro. Fuori dal teatro, mentre, i bambini si affollano all’uscita della scuola gridando e inseguendosi. Tornano a casa, quelle case basse dalle facciate bianche, un po’ sporche. Le stradine sono strette e tortuose, fatte di pietre marmoree biancastre. Agli incroci, dei lampioni antichi e neri sovrastano, come guardiani di una fioca luce. Ma lì a Moonlight non c’è poi bisogno di luci, perché lì la notte è una pioggia di stelle che vengono giù dal cielo. Ce ne stanno così tante in quel cielo che ti chiedi come facciano a starci tutte, lassù. E la Luna poi. La Luna è lo spettacolo più bello di tutta Moonlight. La vedi gigantesca e sporgendoti dalla ringhiera verde arrugginita, che costeggia la fine di quel trampolino, puoi toccarla, la Luna.
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